La Lega nel vecchio vicolo cieco della nuova alleanza con il Pdl
Silvio Berlusconi, impegnato a risalire la china seguendo i vecchi sentieri, organizza una cena a palazzo Grazioli per trovare un accordo generale per le politiche (e non solo sulla Lombardia) con quello che fu il suo alleato naturale, la Lega Nord. E i leghisti, pur nella nuova versione 2.0, sono costretti all’antico dilemma: scendere a patti con il Cav. oppure correre da soli? Frustrati, furiosi, questa volta il malumore dei leghisti non si limita alla base, ma si estende anche ai colonnelli di Roberto Maroni.
6 AGO 20

Milano. Silvio Berlusconi, impegnato a risalire la china seguendo i vecchi sentieri, organizza una cena a palazzo Grazioli per trovare un accordo generale per le politiche (e non solo sulla Lombardia) con quello che fu il suo alleato naturale, la Lega Nord. E i leghisti, pur nella nuova versione 2.0, sono costretti all’antico dilemma: scendere a patti con il Cav. oppure correre da soli? Frustrati, furiosi, questa volta il malumore dei leghisti non si limita alla base, ma si estende anche ai colonnelli di Roberto Maroni. Al punto che ieri pomeriggio a Montecitorio si viaggiava sul filo del giallo, e circolava la voce che il segretario federale non avrebbe voluto presentarsi a cena. “Non si capisce più nulla”, diceva un deputato affranto, “Bobo forse non ci va”, scommetteva un altro. “No, l’ho sentito, era teso, ma ci deve andare, altrimenti Berlusconi lo tirerà per la giacca tutti i giorni”, spiegava al Foglio un altro deputato leghista, ma “per dirgli che l’alleanza si fa, ma senza di lui come leader”. Questa del diniego, almeno, è la speranza della maggioranza dei leghisti, che considerano il sostegno al Cav. una scelta suicida. A cominciare dal segretario della Lombardia, Matteo Salvini, che su Twitter ieri ha posto la seguente domanda: “Ragazzi, per quello che sentite voi, un elettore di centrodestra o del Pdl in Lombardia, che pensa di Silvio?”. Risposta immediata di Gianluca Pini, deputato: “Che è un peso morto e i pesi morti portano a fondo”.
Verso sera, i leghisti restavano però timorosi, secondo il segretario provinciale di Varese, Matteo Bianchi, che Maroni “possa tentennare, come ha fatto in passato con Bossi, e non abbia il coraggio di dire un secco no a Berlusconi. Io invece credo che lui debba essere prudente, tattico, perché la corsa per vincere la presidenza della Lombardia è la madre di tutte le nostre battaglie e non possiamo permetterci di perderla”. Contrari anche il governatore veneto Luca Zaia e il segretario della Liga Veneta, Flavio Tosi, che nel libro dei sogni leghisti potrebbe essere candidato premier: “Alle prossime elezioni sarà già molto difficile far digerire ai nostri militanti e potenziali elettori un’alleanza con il Pdl, visto che dopo tanti anni non siamo riusciti a portare a casa una riforma. Affidarsi di nuovo a Berlusconi significherebbe buttare via tutto il consenso che siamo riusciti a ricostruire in questi mesi all’opposizione”. Tosi usa parole caute, ma fondate su sondaggi interni che confermano che l’alleanza sarebbe un suicidio politico. Secondo Tosi in Lombardia la corsa di Maroni alla regione potrebbe incalzare il Pd, che ha un candidato debole, Umberto Ambrosoli, solo se si ricorre al modello Verona: cioè a un’alleanza trasversale con liste civiche e un Pdl “riformattato”. “Senza Berlusconi, Maroni potrebbe arrivare al 35 per cento dei voti, con lui, i consensi si dimezzano”.
Ecco perché in questi giorni la pressione su Maroni per indurlo a dire no è cresciuta. Ma l’ex ministro è un tattico, vuole valutare bene, sa che l’obiettivo è il Pirellone (e il sogno la macroregione) e alla cena che inizia, un po’ in ritardo, mentre il Foglio va in stampa potrebbe scegliere di suonare più tastiere, tenendo aperte più porte. Per molti leghisti l’ideale sarebbe chiedere al Cav. di farsi da parte, in cambio di un’alleanza con il Pdl. Ma è una strada chiusa, equivarrebbe a un no. Più probabilmente, Maroni non dirà invece un no secco e aspetterà il prossimo Consiglio federale, lunedì, per far ratificare il rifiuto al movimento, senza contrapporsi personalisticamente a Berlusconi. Sempre ammesso che le magie del Cav. non lo convincano in una notte. Sia come sia, la Lega è tornata compatta al punto di prima. Il vicolo cieco.